Storia

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Le prime testimonianze sicure della presenza umana nel territorio di Velo Veronese risalgono alla fine del Neolitico (circa 2000 anni a.C.) con dei reperti (focolare e strati di ceneri) scoperti all’interno del Covolo di Camposilvano, assieme a delle ceramiche e ad un’ascia di giadeite. Ma alcuni manufatti di selce, rinvenuti in alcuni ripari sottoroccia della zona di Camposilvano, risalirebbero addirittura al Paleolitico Superiore ( circa 15.000 anni a.C.) A tale periodo appartengono comunque dei ritrovamenti dell’Ursus spelaeus, l’orso delle caverne, rinvenuti nel Covolo.

All’età del bronzo e del Ferro (1000 a.C-II sec.a.C.) appartiene un insediamento posto sulla sommità e sul pianoro orientale del monte Purga di Velo, questo complesso rientra nel sistema dei castellieri, villaggi fortificati uniti tra loro da sentieri. ed ha fornito ai ricercatori (che si sono interessati alla zona fin dai primi dell'800) ceramiche, monete, armi e ossa. In epoca romana, questo villaggio fu fortificato e venne costruita una torre, abbattuta nel secolo scorso per costruire l’attuale cappella del 1854.

antico-stemma-veloTestimonianza di questa torre e’ anche nella stemma comunale. E’ probabile quindi che gia’ in epoca romana esistesse una fortificazione sulla Purga di Velo per controllare soprattutto la via dell’alpeggio (la Via Cara) verso l’alta Lessinia. Questo insediamento dovette persistere anche in epoca medioevale finche’ non compare nel documento di affitto del 1287 con il il Vescovo di Verona Bartolomeo Della Scala affida a dei coloni tedeschi provenienti dal vicentino il territorio di Rovere’: in tale documento si parla di “Vellus sive curia Vellj”. Ben presto il territorio di Velo fu in gran parte colonizzato da questi coloni bavaro-tirolesi ed assunse sempre maggior importanza fino a diventare capoluogo dei XIII Comuni veronesi: Rovere’, Azzarino, Valdiporro, Camposilvano, Selva di Progno, San Bartolomeo delle Montagne, Camposilvano, Badia Calavena, Saline, Boscochiesanuova, Tavernole, Erbezzo e cerro. Queso nei secoli XVII e XVIII. Nel 1403 Velo e’ vicariato assieme a Azzarino e Camposilvano Notizie di insediamenti teutonici si hanno anche nel 1509, mentre e’ nel 1529 che diventa parrocchia, dopo aver eretto la propria chiesa nel 1485, ed averla dedicata a S.Giovanni Battista. I primi sacerdoti furono in parte tedeschi o di lingua tedesca: troviamo infatti un don Uldericus Theutonicus nel 1525 e 1527 e don Humbertus Comes della diocesi di Basilea nel 1541. Nel 1545 pare sia passato da Velo e da Camposilvano per recarsi al Concilio di Trento il Vescovo di Milano card. Carlo Borromeo, poi diveuto Santo ed al quale venne dedicata la cappella di Camposilvano ed il capitello posto a lato della Parrocchiale di Velo. In un censimento del 1616, Velo annovera 19 uomini ultracinquantenni, 65 donne, 71 bambini, 98 bambine, 15 cavalli, un mulo, un asino e nessuna carrozza o carretta. La popolazione era in gran parte dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Tra le date e gli avvenimenti principali, ricordiamo il 1739 in cui a Velo si riuni’ il Consiglio Maggiore dei XIII Comuni ed il 1748 in cui si riuni’ il Consiglio Minore. Nel XVIII secolo a Velo si contavano 703 abitanti mentre nei XIII Comuni erano quasi 10.000. Nel censimento del 1991 risultano 824 abitanti di cui 423 maschi e 401 femmine. Solo 101 (12,6%) risultano essere le persone occupate prevalentemente nell’industria e nell’agricoltura. Nella tradizione popolare della Lessinia gli abitanti di Velo sono indicati come “litiganti”, forse per la loro indole battagliera e certamente per le numerose cause legali e liti per il possesso o l’uso di terreni ed abitazioni intentate in passato.

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